Negli ultimi anni parlare di qualità dell’acqua potabile non significa più limitarsi alle analisi al rubinetto, ma gestire in modo continuo e preventivo tutti i rischi lungo la filiera idrica. È esattamente questo l’obiettivo del Water Safety Plan (WSP), il Piano di Sicurezza dell’Acqua introdotto dalle linee guida internazionali e reso obbligatorio anche dalla normativa europea e italiana.
Cos’è il Water Safety Plan?
Il Water Safety Plan è un approccio strutturato di valutazione e gestione del rischio lungo l’intera catena dell’acqua potabile: dalla falda o dal corso d’acqua di origine fino al contatore dell’utente finale. Il focus si sposta dal semplice “controllo di conformità” al monitoraggio continuo dei pericoli che possono compromettere la qualità dell’acqua in ogni punto del sistema. Questo modello nasce dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sulla qualità dell’acqua potabile, che identificano i WSP come lo strumento più efficace per garantire nel tempo sicurezza e accettabilità dell’acqua destinata al consumo umano.
Perché il controllo “al rubinetto” non è più sufficiente
Per decenni la sicurezza dell’acqua potabile è stata assicurata principalmente attraverso campionamenti e analisi periodiche sulle acque distribuite. Questo modello segnala una non conformità quando l’evento indesiderato si è già verificato e l’acqua non sicura potrebbe essere stata consumata prima che l’ente gestore intervenga. L’approccio Water Safety Plan, invece, è preventivo. Il sistema viene analizzato dalla captazione dell’acqua al consumatore, identificando per ogni tratto della filiera i potenziali pericoli fisici, chimici e microbiologici. Per ciascun pericolo si definiscono misure di controllo, limiti operativi, monitoraggi e azioni correttive, in modo da ridurre la probabilità che la contaminazione avvenga e non solo da rilevarla a posteriori.
Le basi normative internazionali, europee e nazionali
Sul piano tecnico-scientifico, il punto di riferimento globale resta il manuale dell’OMS sul Water Safety Plan, che definisce il metodo operativo per progettare e implementare un WSP. Questo documento descrive struttura, contenuti minimi, ruoli, responsabilità e modalità di revisione periodica del piano. A livello europeo, l’approccio basato sui WSP è stato recepito in modo esplicito con la Direttiva (UE) 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano. La direttiva impone agli Stati membri l’adozione di una gestione del rischio lungo l’intera filiera idropotabile. In Italia, la direttiva è stata recepita con il Decreto Legislativo 23 febbraio 2023, n. 18 e s.m.i., che:
- introduce in modo sistematico la valutazione e gestione del rischio lungo la filiera idropotabile;
- prevede l’elaborazione di Piani di Sicurezza dell’Acqua per i fornitori idropotabili;
- definisce requisiti minimi, scadenze e responsabilità dei diversi soggetti coinvolti.
Come si struttura un Piano di Sicurezza dell’Acqua
Un Water Safety Plan efficace segue una serie di fasi logiche, descritte sia nelle linee guida OMS sia in quelle nazionali redatte dall’Istituto Superiore di Sanità (Rapporti ISTISAN 22/33):
Descrizione del sistema idropotabile
- Mappatura di tutte le componenti: captazioni (falde, pozzi, corsi d’acqua), impianti di trattamento, serbatoi, reti di adduzione reti di distribuzione e punti di consegna.
- Identificazione dei punti critici, dei volumi in gioco e delle condizioni operative standard.
Identificazione dei pericoli e degli eventi pericolosi
- Elenco dei potenziali pericoli microbiologici (batteri patogeni), chimici (nitrati, metalli, sottoprodotti di disinfezione) e fisici.
- Analisi degli eventi che possono introdurre o aumentare i pericoli: inquinamento della risorsa, problemi di trattamento, ristagni in rete, ritorni di flusso, ecc.
Valutazione e classificazione del rischio
- Stima della probabilità e della gravità delle conseguenze per ogni evento pericoloso.
- Prioritizzazione degli interventi in base ai livelli di rischio più elevati.
Definizione delle misure di controllo e del monitoraggio
- Individuazione delle barriere di sicurezza (trattamento, disinfezione, protezione delle captazioni, gestione delle pressioni in rete).
- Definizione di parametri da monitorare, frequenze di controllo, limiti operativi e procedure di allarme.
Piano di miglioramento e revisione periodica
- Pianificazione di interventi strutturali e organizzativi per ridurre ulteriormente il rischio.
- Riesame periodico del WSP in caso di modifiche impiantistiche, nuovi dati analitici o eventi incidentali.
La responsabilità oltre il contatore
Il recepimento della Direttiva (UE) 2020/2184 con il D.Lgs. 18/2023 e s.m.i. ha portato sempre più attenzione anche agli impianti interni di edifici e aziende. In molti contesti, la qualità finale dell’acqua può essere influenzata da reti interne obsolete, ristagni, temperature non adeguatamente controllate o da errate connessioni idrauliche. Per questo, accanto al Piano di Sicurezza dell’Acqua del gestore, diventa strategico adottare un piano di sicurezza dell’acqua interno al condominio, e in diversi casi è richiesto dalla normativa di sicurezza sul lavoro per le aziende. Affidarsi unicamente alle analisi effettuate dal gestore non è più sufficiente a garantire la potabilità dell'acqua per gli utilizzatori finali e quindi a dimostrare l’adempimento degli obblighi di legge.
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