PFAS, Glifosato e AMPA: gli inquinanti “emergenti”

pfas nell'acqua

PFAS, Glifosato e AMPA sono classificati come inquinanti “emergenti” su cui sono attivi degli screening di monitoraggio. I PFAS in particolare sono ormai noti a tutti per il clamoroso caso di emergenza che coinvolge il Veneto dal 2013. Ma cosa sono queste sostanze? Qual è il loro reale impatto sulla nostra salute? In questo articolo risponderemo a queste domande, e in particolare vedremo che l’acqua potabile distribuita da Gruppo CAP è risultata sicura.

Cosa sono PFAS e quali sono i rischi per la nostra salute?

Con la sigla PFAS si identifica la famiglia delle sostanze organiche perfluoroalchiliche, composta principalmente da PFOS (acido perfluoroottansulfonico) e PFOA (acido perfluoroottanoico). Si tratta di composti chimici, prodotti dall’uomo, impermeabili all’acqua e ai grassi, che vengono utilizzati in prodotti industriali e di consumo come tessuti, tappeti e rivestimenti di carta a uso alimentare. Sono sostanze chimicamente stabili nell’ambiente e resistenti alla normale degradazione, tanto che la loro presenza nel suolo, nell’aria e nell’acqua diventa persistente.

Le principali fonti di esposizione per l’uomo sono l’acqua potabile contaminata o cibi con alti livelli di questi composti (ad esempio, pesce e frutti di mare). Sebbene studi condotti sugli animali hanno evidenziato una possibile correlazione con l’insorgenza di alcuni tipi di tumori, tale rischio non è ancora stato riscontrato anche per l’uomo. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) infatti, a oggi, non ha ancora indicato valori guida per i PFAS. Solo la USA Environmental Protection Agency (US EPA) ha proposto, in via del tutto precauzionale, concentrazioni massime tollerabili di PFOS e PFOA pari rispettivamente a 0,2 e 0,4 μg/litro.

L’emergenza in Veneto

Dalla lontana estate del 2013 il Veneto è entrato in uno stato di emergenza “acqua” in alcune aree della regione in cui sono stati rilevati, nelle acque sotterranee, nelle acque superficiali e anche in quelle potabili, valori di PFAS molto superiori ai limiti di sicurezza. Si tratta di un’area che coinvolge oltre 350 mila persone. La Regione Veneto istituì subito una Commissione Tecnica Regionale, in stretta collaborazione con il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), al fine di affrontare il problema e garantire interventi per la tutela della salute pubblica immediati e a lungo termine.

Gli enti gestori dei servizi idrici adottarono subito specifici filtri a carbone attivo per abbattere il livelli di PFAS e garantire la qualità e la sicurezza dell’acqua potabile. La collaborazione con il Ministero della Salute e l’ISS si era invece focalizzata sull’individuazione dei limiti di concentrazione considerati accettabili di tali sostanze oltre che sulla sulla tutela della salute della popolazione. I valori di PFOA nel sangue in alcuni soggetti sono risultati 40 volte superiori rispetto alle popolazioni italiane in aree non inquinate. Nuovi studi, poi, hanno evidenziato che livelli molto alti di PFAS sono correlati a un maggiore rischio per la salute, tra cui, non solo alcuni tipi di tumore ancora da verificare, ma in particolare complicazioni in gravidanza, alti livelli di colesterolo e problemi alla tiroide.

Limiti PFAS in Italia e in Veneto

In seguito al caso della Regione Veneto, il Ministero della Salute nel 2015 ha indicato i livelli di performance per le acque destinate al consumo umano relativamente ai composti  PFOS, PFOA e “altri PFAS”. Successivamente l’Istituto Superiore di Sanità, con un parere riportato nel 2015, ha indicato anche i livelli di performance relativamente ai 2 composti acido perfluorobutansolfonico (PFBS) e acido perfluorobutanoico (PFBA), prima sommati  nella dicitura “altri PFAS”. Riepilogando, allo stato attuale, i limiti obiettivo sono i seguenti:

  • PFOS: ≤ 0,03 µg/litro
  • PFOA: ≤ 0,5 µg/litro;
  • PFBA: ≤ 0,5 µg/litro
  • PFBS: ≤ 0,5 µg/litro
  • “altri PFAS”: ≤ 0,5 µg/litro

Con la delibera 1590 del 3 ottobre 2017, la Regione Veneto ha sancito l’abbassamento drastico dei livelli di PFAS, al di sotto di quelli nazionali, e il potenziamento dei sistemi di abbattimento di questi inquinanti. Nello specifico per le acque destinate al consumo umano sono stati adottati valori di performance indicati per “PFOA + PFOS” ≤ 90 ng/l, di cui il PFOS non superiore a 30 ng/l. Per quanto riguarda i valori della somma degli “altri PFAS”, essi sono indicati in un massimo di 300 ng/l. La decisione della Regione Veneto è dettata dalla volontà di abbattere radicalmente la presenza di PFAS nelle acque dei comuni colpiti con lo scopo di arrivare all’azzeramento di tali valori in tutta la regione.

pfas acqua

Controlli su Glifosato e AMPA

Il Glifosato è l’erbicida più utilizzato nel mondo e anche in Italia, infatti, secondo i dati ISTAT, le vendite medie inazionali superano le 1.000 tonnellate/anno. Si tratta di un erbicida a largo spettro usato per il diserbo sistemico sia su colture arboree ed erbacee che su aree non destinate alle colture agrarie, come quelle industriali, civili, negli argini e nei bordi stradali.

Il rischio maggiore di contaminazione dell’acqua deriva dalle aree urbane con maggiori superfici pavimentate dove la pioggia dilava tale sostanza nei canali riceventi. Il Glifosato disperso nei campi, nelle foreste e in altri tipi di terreno per nebulizzazione, invece, ha una bassa penetrazione in quanto rimane fermo negli strati superiori del terreno dove viene degradato dai batteri presenti senza raggiungere le falde acquifere.

La degradazione microbica produce il suo principale metabolita AMPA (acido aminometilfosfonico). L’AMPA è altamente solubile in acqua e presenta un maggior rischio di trasferimento in falda, mantenendo inoltre un’attività biologica paragonabile a quella del Glicosato. L’AMPA è inoltre il metabolita finale non solo del Glicosato ma anche di una serie di composti fosfonati impiegati generalmente nella detergenza industriale e domestica.

Glifosato, AMPA e i loro parametri in Italia e in Lombardia

Le informazioni tossicologiche su Glifosato e AMPA, a oggi, consentono di affermare che non vi sono particolari rischi per la salute umana. L’OMS, congiuntamente con la FAO, nel 2016 ha confermato la valutazione dell’EFSA (Agenzia Europea sulla Sicurezza Alimentare) sull’assenza di rischio alimentare per la salute umana  derivante dall’uso del Glifosate.

A livello precauzionale la legislazione italiana impone dei limiti e delle regole nell’utilizzo anche di tale erbicida. Inoltre il D.Lgs. 31/2001 prevede comunque dei valore limite di parametro riferiti alla concentrazione di antiparassitari per le acque destinate al consumo umano:

  • 0,1 µg/L per ciascuno antiparassitario determinato
  • 0,5 µg/L per la somma totale degli antiparassitari

La Regione Lombardia ha adottato il Piano d’Azione Nazionale (PAN) che segue il DGR n. 3233 del 6 marzo 2015, pubblicata sul BURL il 16 marzo 2015. 

Campagna di monitoraggio di Gruppo CAP nella Città metropolitana di Milano (CMM)

Nella fase di analisi dei rischi riferiti a questi inquinanti emergenti, Gruppo CAP ha deciso di realizzare uno screening iniziale sulla presenza di PFAS, Glifosato e AMPA nelle acque di falde.

La priorità è stata data alla problematica certa dei PFAS e alla necessità di determinare i composti appartenenti a tale famiglia. Sono stati analizzati 100 pozzi distribuiti sul territorio della Città metropolitana di Milano, rappresentativi dei diversi acquiferi da cui Gruppo CAP preleva l’acqua destinata ad essere immessa nelle reti idriche.

Tutti i composti appartenenti alla famiglia dei PFAS hanno registrato valori di concentrazione molto bassi, nella maggior parte dei casi addirittura inferiori ai limiti strumentali. Anche presso gli impianti a valle del  trattamento, ove presente, si sono evidenziati livelli di PFAS al di sotto dei limiti, a dimostrazione dell’efficacia del trattamento di filtrazione a carboni attivi.

Per quanto riguarda Glifosato e AMPA, i dati disponibili ad oggi, prodotti da ISPRA con la collaborazione di ARPA, evidenziano che solo in sporadici casi le due sostanze in esame sono presenti in acque di falda profonde. Se presenti, poi, le concentrazioni risultano molto limitate. (Uno screening dettagliato sulla presenza di Glifosato e AMPA nelle acque di falda è in programma e rimane una priorità di Gruppo CAP. In particolare sarà oggetto di una prossima collaborazione con IRSA-CNR.)

Abbiamo visto insieme cosa sono PFAS, Glifosato e AMPA e il loro potenziale impatto con la salute dell’uomo. Un problema che per tutte le sostanze indicate risulta praticamente inesistente per i cittadini serviti da Gruppo CAP essendo state rilevate quantità dei 3 inquinanti emergenti al di sotto dei parametri di sicurezza. A garanzia della salute del cittadino e nell’ottica di servire acqua potabile sicura,Gruppo CAP assicura sempre controlli e monitoraggi continui sulla qualità.

Join the discussion 2 Comments

  • Riccardo Padovani ha detto:

    Con riferimento al contenuto di questa pagina, non mi sembra molto chiaro il discorso dei parametri di sicurezza:
    se la legislazione italiana impone dei limiti riferiti alla concentrazione di antiparassitari per le acque destinate al consumo umano
    di 0,1 µg/L per ciascuno antiparassitario determinato e di 0,5 µg/L per la somma totale degli antiparassitari,
    come fanno i valori di rifermento specifici della Regione Lombardia per il Glifosato e il suo metabolita ad essere
    Glifosato 112 µg/L e per AMPA 240 µg/L, quindi oltre 100 e 200 volte tanto??? Mi sembra che ci sia qualcosa che non quadra.

    • Gruppo CAP ha detto:

      Buongiorno Riccardo, grazie per la segnalazione, effettivamente i valori indicati per la Regione Lombardia si riferiscono al PNEC (Predicted No Effect Concentration) delle acque superficiali e non alle acque destinate al consumo umano.
      Provvediamo a correggere l’articolo
      A presto

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